Da qualche tempo, i grandi del software, si stanno dirigendo (e stanno spingendo) verso un paradigma di utilizzo del software (e non solo) orientato “al Cloud”.
Con il termine “Cloud” si intende “Internet” in senso lato: tutto ciò che normalmente richiederebbe risorse locali (server, connettività, spazio disco) viene gestito e messo a disposizione (attraverso attente politiche di pricing) dal fornitore del servizio stesso (parliamo di Microsoft, Amazon ed Apple).
Il cliente finale può usufruire del software ovunque egli sia, purché abbia a disposizione una connessione alla Rete.
L’idea, ultima in ordine di tempo (e di arrivo) è, per l’appunto quella di Apple con il suo iCloud: Apple ci propone di “spostare” tutta quella musica che abbiamo normalmente (sparsa) sui nostri dischi locali, sui suoi server in modo da poterne usufruire ovunque ci si trovi.
Il vantaggio sarebbe quello di NON doversi più preoccupare di sincronizzare tutti i dispositivi affinché contengano la stessa musica ma, lasciare che questi la “prelevino” dalla Nuvola.
“Ovunque ci si trovi” NON vuol dire SOLTANTO più computer ma ANCHE dal proprio dispositivo Mobile (per Apple vuol dire iPhone, per Microsoft Windows Phone 7 ecc.)
Secondo “loro”, andremo in giro ascoltando musica che arriva direttamente sul cellulare attraverso la connessione dati (Internet).
Bello…BELLISSIMO
se non ci fossero alcuni limiti intrinseci (superabili, per carità) della tecnologia attuale.
Connettività
In Italia, paese dove risiedo, la copertura della rete mobile (GPRS, UMTS che sia) è, a dir poco, a macchia di leopardo.
Immagino già un’esperienza poco gradevole di continue interruzioni del download dovute a perdita del segnale (nonostante la possibile bufferizzazione del brano).
Assumiamo di essere in una zona “densamente popolata”, quindi con connettività OTTIMA (in fatto di copertura): QUANTA BANDA ci vorrebbe per soddisfare tutta la gente (ragazzetti brufolosi che si recano a scuola compresi) che si fa streaming scarica della canzone preferita ?
Ad oggi, i provider impongono un limite alla quantità di dati trasferita nell’unità di tempo (settimana, mese ecc.)
Il limite, ad oggi, va da 1 a 2 GiB; SICURAMENTE insufficiente per quelle che potrebbero essere le (prossime?) necessità di connettività legate al Cloud.
Autonomia
Per poterci godere “tutto questo popò di roba”, come abbiamo accennato, è necessario possedere (genericamente) uno smartphone.
Avete presente l’autonomia di uno smartphone ?
Il mio, un Windows Phone 7, con qualche chiamata, connessione continua per la ricezione delle email in tempo reale e qualche controllo manuale di Twitter e Facebook, arriva a fine giornata agonizzante.
Una chiamata “extra” un po’ più lunga e sono costretto a cercare una presa di corrente.
Questo vale per TUTTI gli attuali telefoni “evoluti”.
Con QUALE dispositivo, allora, potrò “godere” il Cloud “in Mobilità” ? O sarò costretto ad una “Mobilità ristretta” ovvero nei pressi di una fonte energetica?
Personalmente, vorrei che l’energia a disposizione del mio TELEFONO sia utilizzata per essere RINTRACCIABILE da chiunque volesse CHIAMARMI…
Ascoltarmi tutti gli album dei The Cranberries e poi, nel momento in cui dovessi aver bisogno di fare una chiamata, essere a secco…mi seccherebbe non poco
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Che Mobilità è questa?
E’ evidente che manca (anche) il tassello dell’autonomia dei dispositivi per poter VERAMENTE apprezzare il “Cloud” in mobilità.
Per ora, cerchiamo di capire “come funziona” quello che vediamo tutti i giorni sul monitor del PC…seduti alla scrivania 
AGGIORNAMENTO: Da quel che sembra da chi ha utilizzato il sistema (in beta) di Apple, lo streaming NON sembra ancora possibile.
Tuttavia, le mie considerazioni rimangono valide sebbene, per ascoltare i propri brani (acquistati o “caricati” sulla nuvola), si debbano scaricare uno ad uno
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